Quarta d’autore N°8

 

 

 

Giorgio Biferali presenta La biere du pecheur

La biere du pecheur  Landolfi lo immagina come una “specie di diario”, e a pensarci bene è un titolo che ne contiene due, La bara del peccatore o la birra del pescatore, a seconda degli umori di chi scrive e di chi legge. Ed essendo un diario o quasi, Landolfi non sa bene come muoversi, o almeno finge di non saperlo, e non appena entra in scena sa che dovrà ricorrere a due elementi nei quali non ha mai creduto davvero: la scrittura e la realtà. Questo piccolo grande viaggio dentro se stesso ce lo presenta come un ripiego, visto che non è riuscito a scrivere in terza persona, ci ha provato, sì, ma non c’è stato niente da fare, e quindi non gli rimane che affidarsi alla prima.

Il paesaggio che lo circonda, che in fondo lo abita, è cupo, autunnale, di un autunno che però sembra destinato a durare per sempre, e in quei rari momenti di lucidità, quando si intravedono dei piccolissimi spiragli di luce, Landolfi sembra ammettere, riconoscere la sua malattia, che va ben oltre la semplice misantropia di quelli che ci giocano anche, a fare i misantropi, che fanno i silenziosi, si autoconvincono di avere un caratteraccio, e in fondo aspettano che possa arrivare un lieto fine, che ci sia qualcuno, nel mondo di fuori, disposto a rompere il ghiaccio, a scavalcare il muro, per provare a parlarci. Landolfi no, sa bene che il suo habitat è l’inferno, un inferno che non si trova sotto di noi, che non è popolato di peccatori pronti per raccontarti la loro storia, il motivo o i motivi per cui sono finiti lì. L’inferno è la vita di tutti giorni, il quotidiano, in cui non succede mai nulla e non sappiamo mai comportarci, e il fatto di non saperlo, di contraddirci sempre, dalla mattina alla sera, fa sì che l’inferno, alla fine, non è altro che la consapevolezza di non essere in grado di trovare un po’ di pace. E allora ecco che in questo inferno ci finiscono tutti, ecco i fantasmi, che sono i morti, sì, ma non solo, sono anche quelli che non ce l’hanno fatta a nascere, che forse, per Landolfi, si sono salvati, e le donne, Anna, Adele, Bianca, Giulia, Ginevra, cui non rimane nulla, se non vivere nell’attesa, nella speranza che l’autore riesca a uscire da quel limbo grigio in cui non sa come amarle, ma non vuole neanche farle soffrire. Landolfi, nascondendosi dietro a queste pagine, cercando di non dire nulla di sé, ci dice tutto, anche se sembra impossibile poterlo aiutare. “Dicono che toccato il fondo si risalga –  confessa – per questo io non lo tocco mai”.

 

Giorgio Biferali (Roma, 1988) ha pubblicato A Roma con Nanni Moretti (Bompiani, 2016), una sorta di diario di viaggio scritto insieme a Paolo Di Paolo; Italo Calvino. Lo Scoiattolo della penna, un racconto illustrato per ragazzi (La Nuova Frontiera Junior, 2017); L’amore a vent’anni, il suo romanzo d’esordio (Tunué, 2018), presentato al Premio Strega; Il romanzo dell’anno (La Nave di Teseo, 2019). Nel 2020 ha pubblicato Cose dell’altro mondo, una raccolta di microracconti illustrati da Elisa Puglielli, e Guida tascabile per maniaci delle serie tv (Edizioni Clichy). Collabora con quotidiani e riviste culturali, dove si occupa principalmente di cultura pop, e insegna Italiano e Storia in un liceo.

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