Idolina Landolfi, «Il piccolo vascello solca i mari». Bibliografia degli scritti di e su Landolfi (1929-2006), Fiesole (Firenze), Edizioni Cadmo, 2015

 
 

Il Centro Studi è felice di annunciare a voi tutti, amanti e studiosi di Landolfi, la pubblicazione per i tipi della Cadmo dei due volumi di Idolina Landolfi, «Il piccolo vascello solca i mari». Bibliografia degli scritti di e su Landolfi (1929-2006)
Vol. I: A carte scoperte. L’autore e il traduttore: una biografia di Landolfi attraverso il rapporto con i suoi editori, le riviste, il pubblico, i contemporanei;
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Landolfiana, 45 monotipie di Iker Spozio

 

All’attenzione degli appassionati di Landolfi e dei sostenitori del suo Centro Studi, si offrono in visione 15 delle 45 monotipie realizzate dall’artista italo-basco Iker Spozio in omaggio al grande scrittore di Pico, più un ritratto di Landolfi eseguito dallo stesso Spozio a carboncino. 

 
 

Iker Spozio nasce a Luino, sul Lago Maggiore, nel 1972 e trascorre l’infanzia a Musadino, nella casa avita  – una casa non troppo dissimile da quella tante volte descritta da Landolfi nei suoi scritti.
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Nell’articolo qui proposto (estratto dal volume Da poeta a poeta. Del tradurre la poesia. Atti del convegno, Lecce, 20-22 ottobre 2005, a cura di A. Romanovic, G. Politi, pp. 245-63) Marco Sabbatini, ricercatore in Slavistica presso l’Università degli Studi di Macerata, indaga sulla struttura e sul complesso significato di uno dei componimenti più noti di Fëdor Tjutčev, Silentium!, concentrandosi in particolare sulla traduzione del 1964 a opera di Tommaso Landolfi.
 

 

Traducere et dicere… Silentium! di Fëdor Tjutčev. Note sull’analisi metrico-linguistica e sulla versione di T. Landolfi

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Achmatova e Landolfi, 1932

 di GIOVANNI MACCARI
 

 
Il testo che segue è la rielaborazione dell’intervento pronunciato al Convegno Anna Achmatova nello spazio della letteratura mondiale, svoltosi a San Pietroburgo presso il Museo Achmatova alla «Casa della Fontana» il 22-24 giugno 2014, nell’ambito delle celebrazioni per il 125 anniversario della nascita della poetessa. La circostanza e l’argomento dell’incontro giustificano l’orientamento tematico del saggio, più centrato sulla figura di Achmatova che non su quella di Landolfi.
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Fortini, Landolfi e la disperazione

 di LUCA LENZINI
 

 
Landolfi non è tra gli autori novecenteschi che Franco Fortini, nella sua lunga militanza di critico, seguì con attenzione. Quest’ultima fu rivolta soprattutto a poeti, ma non mancarono peraltro, negli anni, suoi  interventi su narratori: la sua bibliografia ne è anzi ricca, specie nel periodo della collaborazione a «Comunità», e spiccano nei Saggi italiani per penetrazione i lavori su Cassola, Pavese, Bassani, Pratolini, Vittorini. A Landolfi sono dedicati tre interventi lungo un arco di mezzo secolo: il primo del 1940 (Tommaso Landolfi o la disperazione, «Ansedonia», n.s., II, 4, ottobre-novembre 1940, pp. 4-12), il secondo del 1953 (La birra del peccatore, «Comunità», VII, 20, settembre 1953, p. 44-46), l’ultimo del 1990 (La luna di Landolfi, «il Manifesto», 24 giugno 1990, p. 33). Nessuno dei tre confluì nelle raccolte pubblicate in vita da Fortini (l’ultimo appare in un volume postumo, non ideato dall’autore), e si capisce perché: il più antico è un testo giovanile che, come tutta la produzione del periodo fiorentino, restò escluso dalle sillogi saggistiche, la prima delle quali è Dieci inverni, comprendente lavori datati tra 1947 e 1957; il secondo è una breve recensione, ed il terzo una ricognizione a distanza di taglio memorialistico.
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