All’interno della collana “Note azzurre” dell’editore Quodlibet, è uscito il primo numero della rivista del Centro Studi Tommaso e Idolina Landolfi. La rivista è acquistabile sul sito dell’editore al seguente indirizzo (https://www.quodlibet.it/libro/9788822910295) e sui principali store online.

Di seguito l’indice del numero e la presentazione della rivista.

Presentazione

“La rivista che oggi riprende le pubblicazioni è intesa, fin dal titolo, come prosecuzione ideale del bollettino pubblicato a suo tempo con cadenza annuale dal Centro studi landolfiani, che aveva come ideatrice e principale animatrice Idolina Landolfi, scomparsa prematuramente nel 2008. «Diario perpetuo» è stato il titolo di una rubrica che Tommaso Landolfi teneva sul «Corriere della Sera» negli ultimi e contrastati anni della sua carriera. L’accento cadeva per l’autore sul carattere autobiografico della sua letteratura, che non solo attingeva alla vita corrente gli argomenti delle sue divagazioni, ma replicava di quella l’andamento imperfetto e frammentario, in un rapporto d’interrogazione «senza fondo» che era il tratto caratteristico della sua ultima produzione. Assumendo per il bollettino questa denominazione, Idolina alludeva a un impulso di ricerca e d’interpretazione potenzialmente infinite dell’opera del padre, a una crescita di conoscenza che accompagnasse “in diretta” l’avvicendarsi degli stili interpretativi e delle scuole letterarie. Con la più grande libertà e con quel margine di errore e provvisorietà contenuto in ogni impresa calata nel tempo. Dopo circa dieci anni e in una veste diversa, con l’apporto della Associazione Tommaso e Idolina Landolfi costituitasi nel frattempo presso l’Università di Siena, questa pubblicazione si propone di riprendere il discorso, nella speranza di contribuire a una sempre maggiore diffusione e conoscenza di un’esperienza letteraria di straordinario rilievo nel nostro Novecento.”
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Proponiamo qui una parte del saggio di Michele Mari su Tommaso Landolfi, incluso nella raccolta I demoni e la pasta sfoglia (Il Saggiatore, Milano, 2017). Il saggio è apparso originariamente nel volume La Liquida vertigine: atti delle Giornate di studio su Tommaso Landolfi (Olschki, Firenze, 2002) con il titolo Tre forme della fantasia landolfiana e ripubblicato per Il Saggiatore in una forma differente. Il brano che qui presentiamo si riferisce alla prima di queste tre forme e si muove intorno al tema della “casa”. Ringraziamo l’editore e l’autore per averci concesso la possibilità di pubblicare questo estratto.
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Per i dieci anni dalla scomparsa di Idolina Landolfi (1958-2008) si è tenuta a Firenze la manifestazione “Incandescente la mia scrittura. Su/Per Idolina Landolfi (16-24 maggio 2018)” organizzata dall’Archivio per la memoria e scrittura delle donne in collaborazione con l’Università degli Studi e l’Archivio di Stato di Firenze e con la Commissione delle Pari Opportunità della Regione Toscana. Nel corso delle giornate si è svolto un Seminario di studi e si sono tenute letture dall’opera di Idolina a cura della Plantago Associazione Culturale. Dal seminario è nato il volume “Quando ero mio padre”. Su/Per Idolina Landolfi curato da Ernestina Pellegrini e Diego Salvadori (Firenze, Florence Art Edizioni, 2018). Si riporta di seguito la quarta di copertina.
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Il sito del Centro studi Tommaso e Idolina Landolfi torna in rete dopo un periodo di ristrutturazione. Ci auguriamo che agli utenti, come a noi, la nuova veste appaia più bella e più facile da consultare. Nel frattempo ci siamo costituiti in Associazione culturale, (con sede, come al solito, presso la biblioteca umanistica dell’Università di Siena) e abbiamo in progetto di riprendere le pubblicazione della rivista Diario perpetuo, interrotta ormai dieci anni fa dopo la scomparsa di Idolina Landolfi. Il primo numero uscirà nella prima metà di quest’anno in formato ebook, nella collana Note azzurre dell’editore Quodlibet. Da adesso è anche possibile sostenere le attività del centro tesserandosi all’Associazione con l’apposito pulsante qui sul sito. Ai tesserati verrà inviato in omaggio un codice di accesso per il numero della rivista dell’anno in corso.

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Nel brano proposto, Giuseppe Sandrini getta luce su due percorsi letterari e intellettuali apparentemente distanti l’uno dall’altro, scoprendoli paralleli: quelli di Giacomo Leopardi e di Tommaso Landolfi. Riprendendo e ampliando l’intuizione espressa da Italo Calvino nella lettura critica che accompagna Le più belle pagine di Tommaso Landolfi, Sandrini non ripiega però verso una analisi di singole tematiche comuni ai due autori, o verso meri riscontri biografici, scegliendo piuttosto la via dell’indagine filosofica; in particolare, il punto nevralgico in cui la speculazione leopardiana e quella landolfiana parrebbero convergere riguarda l’indagine sulla natura profonda del linguaggio, che per ambo gli autori conserva una larvata, eppure grandiosa porzione di inesprimibilità. Il Landolfi inventore di linguaggi ‘personali’, così come il Leopardi che riconosce, dialetticamente tra le pagine dello Zibaldone e figurativamente nei Canti, l’impossibilità di uscire dalla dimensione linguistica (e dunque gnoseologica) di un diuturno “forse” sembrano affermare, certamente in epoche diverse e con modalità non sovrapponibili, un’analoga tensione a sciogliere la contraddittoria natura dell’espressione linguistica, perennemente tesa tra la necessità di rispecchiare la realtà e la volontà di tradurre quest’ultima in pensiero poetico.
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